SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo DUE


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA

In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO SECONDO

Mi voltai di scatto, sorpreso, impaurito, incredulo. Per quanta fantasia io potessi avere, quella realtà si dimostrava ben più insolita e strepitosa ed eccezionale di qualsiasi fantasia. Mia madre! Che, sui quarantacinque anni, fisico snello, seno piccolo, bionda, alta, io avevo praticamente da sempre visto come una persona asessuata, dedita al lavoro, alla famiglia e all’amore per mio padre. Lei mi aveva scoperto e aveva organizzato quell’incredibile incontro. Ma perché? Perché? Che cosa aveva intenzione di fare, adesso? Punirmi, picchiarmi? Dovevo calmarmi. Stavo perdendo la testa. La frase che mia madre aveva appena pronunciato non era stata detta con tono di riprovazione o di censura, assolutamente no. Al contrario: nella sua voce aveva notato, senza ombra di dubbio, una nota divertita e addirittura esaltata di ammirazione e di estasi. E lo stesso linguaggio che la donna, che ora mi stava davanti, aveva usato, un linguaggio forte e triviale, non era da lei. Mai, in precedenza, avevo udito mia madre esprimersi in quel modo. La guardai meglio: anche il suo look e il suo abbigliamento erano assolutamente straordinari.

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Labbra rosse, unghie dipinte, ombretto, scarpe con zeppe e tacco vertiginoso, minigonna inguinale che lasciava a tratti scoperta la fica pelosa (non aveva neppure infilato le mutandine, la troia! – mi ritrovai a pensare all’improvviso di mia madre…), camicetta sbottonata sul seno nudo. Infine, una espressione da troia e da vacca all’ultimo stadio della sguaiataggine e della morbosità… Ci stavamo osservando reciprocamente da qualche secondo. Poi le dissi, con vocina femminile e facendo mille moine, come una giovanissima sgualdrina che invita in casa una puttana più esperta: – Non vuoi entrare, tesoro? Sei un amore, vestita così… Chissà i maschi… Gli mandi i cazzi in gola! Intanto, il mio uccello era diventato durissimo. Superato il momento dello shock iniziale, ora il fatto che mia madre mi vedesse vestita da donna e mi apprezzasse mi inorgogliva fino all’estremo. – Oh, che bello! -  fece mia madre, entrando nella mia stanza e accoccolandosi sul mio letto proprio come una baldracca, una gamba ripiegata sotto l’altra, in modo che la gonna, già cortissima, era risalita fino all’ombelico, lasciando scoperti fica, peli e chiappe del culo. Mia madre mi guardava in mezzo alle gambe.

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- L’ho sempre saputo, sai, che tu eri una femminuccia e non un maschione. L’ho sempre saputo e sempre desiderato… – Che significa, tesoro? – le chiesi, incuriosito, mentre mi sedevo accanto a lei, assumendo la stessa posizione da vacca in calore. Anche la mia gonna risalì sui fianchi, lasciando scoperte le mutandine che, sul davanti, tiravano moltissimo, con il cazzo gonfio e duro. Invece di rispondermi subito, Maria cominciò ad accarezzarmi sul davanti, dicendomi: – Hai un grilletto stupendo. Alzati. Lo voglio vedere bene. E te lo voglio succhiare… Mi alzai, mettendomi in piedi davanti a lei, mentre già mi abbassava gli slip. Quello che mia madre aveva definito grilletto, cioé il mio cazzo, grande, grosso, bello (questa era la verità), saltò fuori dalle mie mutandine sexy, durissimo e svettante. Lei lo guardò con ammirazione. – Il tuo grilletto è bellissimo. Hai preso da me – disse e mi mostrò il suo, che sporgeva dalla fica per cinque centimetri, almeno… La bocca di mia madre indugiava vicinissima alla mia cappella vogliosa. Lentamente io stavo uscendo dalla fase della sorpresa e dello stupore che, all’inizio di quella situazione davvero imprevedibile mi avevano un po’ impaurito, soggiogato e reso incapace di prendere iniziative.

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- Guarda, mamma, che bella femminuccia sono! – le dissi, e accennai con i fianchi un passo di danza, grazie al quale mi ballarono in maniera scomposta le chiappe del culo e il cazzo, davanti, inclusi i coglioni. Mia madre, che aveva già la bocca socchiusa e pronta a succhiare il mio grilletto, si trattenne e sembrò cambiare idea. Mi fece girare e indugiò ad osservarmi le chiappe e il buchino. – La tua fica è stupenda – aggiunse con voce roca ed eccitata – e con questo buchino, tesoro mio, tu gli uomini li farai impazzire. Grazie a questa fichetta, potrai diventare molto ricca, stellina bella, se la saprai usare nel modo giusto. Non fare come tua madre, che si trova ora prigioniera di questa triste e mediocre situazione. Io avrei voluto fare la puttana, ma purtroppo mi hanno consigliata male ed ecco come mi ritrovo. E quando tuo padre ha cominciato a farmi sfornare figli, tutti maschi, ho tanto desiderato una femminuccia che mi potesse vendicare. Avevo ormai perso le speranze, quando mi sono accorta che le mie preghiere al cielo erano state esaudite, anche se in modo originale, che non avevo saputo immaginare. Avevo un figlio che era una femminuccia. Che giocava con le bambole e che spiava i compagni di scuola maschi quando andavano a fare la pipì, sognando quel pezzo di carne che gli uomini hanno in mezzo alle gambe, tutto dentro il pancino…

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- Oh, mamma! – dissi allora con affetto ed eccitazione insieme, mescolati in una miscela strana e straordinaria di sentimenti – davvero tu l’avevi capito? E non me ne hai mai parlato. Perché? – Perché non potevo agire. Ci sono molte cose di questa famiglia che tu non sai e che un giorno ti racconterò. Ma non ora. Non voglio sciupare questo momento felice. Apri bene le chiappine, tesoruccio, e fammi sentire il buon profumo della tua bernarda. Sei ancora vergine, tesoro? Io obbedii alla preghiera di mia madre e, sporgendo il culetto all’indietro, mi allargai con le mani il buco fino ai limiti del possibile. restava stretto. In effetti, nonostante lo desiderassi fino alla follia, non avevo mai preso il cazzo. La massima avventura, in quella direzione, era rappresentata per me dal collo di una bottiglietta di bibita. Che riusciva ad entrarmi dentro solo per pochi centimetri… Non era certo come un bel cazzone, che mi sarebbe entrato tutto, fino alle palle!

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- Sì, mammina – risposi con la voce più femminile che mi riuscì di impostare – la tua bambina è ancora illibata. Nessun maschione mi ha ancora chiavata. Ma lo desidero tanto, mamma! Quando sarà che sentirò finalmente quel bastone di carne dura, che gli uomini hanno in mezzo alle cosce, entrarmi nel pancino e pisciarmi dentro tanta sborra? – Oh, presto, tesoro, vedrai… La tua mammina ti insegnerà tante cose. E ti farà recuperare il tempo perduto! Prenderai tanti cazzi, amore, nella fichetta. Vedrai quanto ti piaceranno. Ci sono cazzi diritti o fatti a banana, ricurvi, piccoli e grossi. Ma tutti sono sempre pieni di sborra e sono sicura che tu diventerai bravissima a succhiare le cappelle e a bere la sborra. Ma… – Ma? – la interrogai io, più con lo sguardo che con la voce. – Ma devi stare molto attenta. Non voglio che tu ripeta gli stessi errori che ho commesso io. I maschioni si ecciteranno fino a impazzire per la tua fichetta, ma cercheranno anche di chiavarti gratis… – E questo non è bene? – Oh, no, assolutamente no! Gli anni passano e, dopo averti pompata in tutte le posizioni, i maschi ti daranno un calcio in culo. Questa è la realtà.

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- E allora? Che cosa devo fare? – Devi diventare una puttana, una troia scatenata, morbosa e perversa. Forse, adesso, questo discorso ti può apparire un po’ strano. Ma io ti aiuterò. E tu mi ringrazierai per tutta la vita. – Oh, mamma, ma io non so se… – Aspetta, stellina. Non ho ancora finito. Non basta diventare una puttana. Ci sono puttane che non contano un cazzo e che finiscono in miseria. – E allora? – Allora, non basta fare marchette con gli uomini, farli pagare perché possano succhiarti il grlletto o succhiarti la fichetta o chiavartela o farsi spompinare dalla tua deliziosa bocca da pompini. Tutto questo va bene, ma non basta. – Oh, mamma, dimmi che cosa devo fare… – Devi diventare una Padrona dominatrice, perversa e implacabile, e cercare di schiavizzare tutti i maschi, trattarli come schiavi. Che è poi quello che devono essere. Schiavi delle puttane. – Dovrò essere cattiva? – Cattiva, sadica, implacabile. Immorale e perversa, oscena e corrotta, morbosa e depravata. Questo è ciò che i maschi desiderano veramente. Ti accorgerai, con il tempo, che più farai la schifosa con loro e più ti adoreranno. Non dovrai fermarti davanti a niente. Più sarai lurida e corrotta e farai loro ammirare la tua sensazionale carica di morbosa perversione, più essi impazziranno di eccitazione per te. – Tanto? – Assai più di quanto tu possa ora immaginare. Ma li dovrai abbagliare con una immagine di femmina forte e prepotente. Dovrai usare la frusta con quei bastardi. Muovere le chiappe per farli entrare nella tua trappola, e poi bastonarli, farli strisciare per terra e rubargli tutti i soldi. E, quando non ti serviranno più, li dovrai uccidere… – E’ così bello diventare una Padrona dominatrice? – E’ la cosa più bella che esista al mondo. E se tu, figlia mia, darai retta a tua madre, diventerai una baldracca schifosa, che avrà tutti gli uomini ai propri piedi, a prostrarsi per succhiarle il grilletto e adorare le sue poppe! – Mamma, ma io non le ho ancora, le tette! – Oh, povera cara! E’ vero. Ma tu non ti devi preoccupare. pensando che questa iniziativa ti sarebbe piaciuta, ho voluto farti una sorpresa. Ho già organizzato tutto, in una clinica specializzata, per farti due bellissime mammelle ottava misura! – Ooohhh, che meraviglia, mamma… – Sei contenta, amore? E non dovrai più vergognarti di andare a comperare abbigliamento sexy da troia. Andremo insieme a scegliere i vestiti più eccitanti e vedrai come si ecciteranno, con cazzi durissimi, i proprietari dei negozi, quando tu proverai quei capi… – Mi stai dicendo cose deliziose, amore… – Sì. Quei bastardi cominceranno allora a farti la corte. Ma tu non dovrai cadere nella loro trappola. Dovrà essere il contrario! Tu dovrai catturare loro, tu dovrai essere la loro Padrona implacabile e severa. Essi dovranno esaudire ogni tuo capriccio e soddisfare ogni tuo desiderio, tu dovrai solo umiliarli e picchiarli, senza giustificarti. Lo fari soltanto quando ne avrai voglia e perché questo ti divertirà e li farà soffrire ancora di più… – Oh, mamma, davvero tu pensi che potrò diventare così? Che riuscirò a fare tutto questo? Mi sembra un sogno… – Un sogno che potrà diventare realtà, se tu lo vorrai. A quel punto, mia madre, che durante tutto questo dialogo non aveva mai smesso di toccarmi e accarezzarmi, sospirando e gemendo, mentre con una mano si strapazzava il grilletto della fica, che mi appariva grande ed eccitatissimo, con la grossa vulva rossa e infuocata completamente aperta e incandescente, finalmente mi mise la lingua nel buchino. Ma, prima, volle guardarmi fissamente negli occhi, mentre con dito mi masturbava lentamente e spasmodicamente la fichetta. E poi mi bisbigliò, mentre mi baciava leggiadramente sulle labbra dipinte con il rossetto: – Questo buchino meraviglioso che hai in mezzo alle chiappe, non dovrai mai più chiamarlo buco del culo! Me lo prometti? Dovrai chiamarlo sempre e soltanto con il suo vero nome: fica. E questa cosina meravigliosa che hai davanti, in mezzo alle cosce – a quel punto, con la mano che fino a un istante prima mi aveva accarezzato il buchino, andò a scappellarmi il cazzo – non dovrai mai più chiamarla cazzo, ma grilletto della fica! Me lo prometti, amore? Non feci in tempo a rispondere. La lingua di mia madre mi stava già entrando nel buco, culo o fica che fosse, e me lo stava succhiando all’impazzata, mentre con una mano lei cominciava a spararmi una sega dolcissima. Con l’altra mano continuava a percuotersi violentemente, da sola, il proprio grilletto… La mia eccitazione era al massimo. Ondeggiavo per il piacere, muovendo le chiappe e le spalle. Ed eravamo ormai, sia io che mia madre, prossimi a godere, quando udii un’altra voce. Questa volta maschile. – Che bella troia! Ti fai chiavare alla pecorina e poi bevi la sborra sulla cappella, insieme alla merda, in un sessantanove senza guanto? Era la voce di zio Gustavo… (2 – continua)

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