SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo TRE


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA

In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO TERZO

Quella voce mi produsse una scarica di adrenalina nelle vene. Fui costretto ad irrigidirmi. Non riuscivo a capire. C’era lo zio Gustavo, lì, con noi. Ma non era partito con mio padre e con i miei fratelli? Decisamente, continuavo a passare da una sorpresa all’altra. Chi invece non sembrava affatto sorpresa era mia madre. Che, senza interrompere né la sega al mio grilletto né lo smanettamento alla propria fica, né le succhiate sul mio buchino, disse: – Vecchio maiale! Sei in ritardo! Ancora un minuto e ci avresti trovate già spompate, dopo una colossale sborrata, sia io che Lisa! E poi, rivolgendosi a me: – Tesoruccio, ti piace il nome che ti ha trovato la tua mamma per la tua nuova vita di puttana e di padrona? – Oh, tantissimo, – risposi io, che avvertivo in mezzo alle mie gambe, sia davanti che dietro, emozioni splendide che non avevo mai provato in precedenza e da cui cominciavo ad essere sopraffatta. Soprattutto per la presenza dello zio, che mi guardava oscenamente il grilletto e le chiappe del culo, mentre mia madre continuava ad amarmi appassionatamente.

2

Fu in quell’istante che presi una decisione. Dal momento che l’impossibile stava succedendo, pensai, ormai tutto diventava possibile. Di conseguenza, dovevo smettere immediatamente quell’atteggiamento infantile di stupore, che avevo tenuto fino a quel momento con mia madre, e far capire a tutti che ero ormai una persona nuova. Che quel pomeriggio Mario, lo studente svogliato e finocchio, introverso ed effeminato, era morto per sempre ed era nata una troia, Lisa, che avrebbe affascinato i maschi. A cominciare da quel primo maschione che avevo davanti, lo zio Gustavo… Perciò, mentre l’onda di un piacere forsennato e sublime, maestoso e aggressivo, prepotente e squisito, coinvolgente e lubrico, disperato e accattivante, saliva sempre di più dentro il mio corpo e disintegrava il mio spirito, la mia anima, il mio cervello e il mio cuore, impedendomi – ormai definitivamente e per sempre, ne ero certa – di ritornare al me stesso di prima, riuscii finalmente ad assumere l’espressione da baldracca lurida e immorale, per la prima volta non da sola davanti allo specchio… Mi ero allenata, nei miei pomeriggi solitari nella mia stanzetta. tante volte, dopo essermi truccata il viso, mi ero atteggiata a sgualdrina davanti allo specchio, facendo gli occhi dolci, mandando lampi di lussuria nello sguardo, atteggiando le labbra a cuore per inviare bacini nell’aria, muovendo le spalle proprio come fanno le troiette, per far sobbalzare le poppe davanti ai maschi e per consentire loro di valutare la troiaggine delle chiappe del culo.

3

Era venuto il momento di mettere a frutto tutto quello studio che avevo portato avanti come autodidatta. Mi venne allora un pensiero che, attraverso un leggero turbamento, mi inorgoglì, senza sapere che, più tardi, mia madre mi avrebbe confermato la bontà e l’esattezza di quelle mie riflessioni. Pensai a tutto il tempo che avevo sprecato sui banchi di scuola, ad imparare cose inutili, mentre l’unico vero insegnamento importante, per una bella fica, è quello di imparare a fare la troia con i maschi, per farsi regalare tanti soldi, vivere nella ricchezza e nel vizio, abbandonarsi alle più oscene perversioni, senza lavorare e dedicandosi con orgoglio ai propri capricci, più graditi se più luridi… Zio Gustavo era in piedi, davanti a me e mi guardava con espressione da puttaniere impazzito, che avesse appena trovato una splendida troietta da chiavare. Io lo guardai a mia volta, lanciandogli un’occhiata carica di lussuria perversa che lo fece addirittura sobbalzare.

4

- Ciao, maschione! – gli dissi, parlando, finalmente, per la prima volta nella mia vita come una sgualdrina – che cosa aspetti a tirare fuori l’uccello e a cominciare a menartelo? Zio, è grosso il tuo cazzo? E i coglioni sono grossi e pelosi? E la cappella è una di quelle belle cappelle larghe e fatte a fungo? E ti piace se una vacca ti succhia le balle e ti lecca il buco del culo? O godi di più a farti spompinare? E, quando chiavi le vacche, preferisci infilarle alla pecorina o che ti vengano loro sulla pancia e si infilino direttamente l’uccello dentro il buchino della fica? Ma tu lo succhi il grilletto alle vacche quando sono in calore? Sentendomi parlare così, mia madre, intuendo che io effettivamente stavo entrando nella dimensione reale di quella strepitosa creatura femminile, di nome Lisa, perversa, troia e Padrona come mai nessuna prima di allora, accelerò disperatamente sia le succhiate dentro la mia fichetta, sia lo sgrillettamento dentro la propria.

5

Intanto, zio Gustavo, ora silenzioso, si stava abbassando precipitosamente i pantaloni e gli slip, da cui schizzò violentemente fuori un cazzone enorme. Era esattamente uguale a quello che io, in passato, in tante seghe solitarie, avevo immaginato che egli possedesse, come quello che avevo immaginato di poter sbocchinare, come quello che avevo disperatamente sperato che un giorno mi sarebbe entrato tutto in mezzo alle chiappe, chiavandomi all’impazzata e riempiendomi il buchino con una cascata di sborra densa, che io avrei cercato di trattenere tutta dentro di me, chiudendo subito dopo le chiappe, anche per impedire al cazzone di uscire troppo presto dalla mia fica… Era un cazzo gigantesco, dalla cappella smisurata e larghissima e dai coglioni semplicemente enormi, molto pelosi, come del resto tutto il corpo dello zio. Quel cazzo, tuttavia, contrariamente alle mie fantasie in merito, non era diritto, ma aveva la forma di una banana, curvata verso l’alto. Lo zio mi venne vicino e io riuscii, finalmente e prima di ogni altra cosa, ad impadronirmi di quella sbarra di carne dura, stringendola nella mia mano per saggiarne la consistenza. Era la prima volta, in tutta la mia vita, che prendevo in mano un cazzo duro che non fosse il mio… Subito dopo, mi chinai, allargai la mia boccuccia e mi infilai la cappella allettantissima dentro la bocca. Era così grande che solo al terzo tentativo riuscii a farla entrare tutta in bocca. Cominciai a pompare quel cazzo stupendo, mentre con le mani giocavo, felice come una bambina, con le grosse balle, pelose e sudate.

6

A quel punto, mia madre sborrò, bestemmiando e urlando oscenità come una troia che batte nei bassifondi. Dalla fica le uscì un sugo denso e profumato, il cui odore pungente invase tutta la stanza. Mia madre staccò allora la bocca dal mio buchino che, lubrificato al massimo dalla sua saliva, non fece nessuna fatica ad accogliere due dita della stessa donna, che cominciò a farmi un ditalino lentissimo e spasmodico. Poiché io restavo chinata in avanti, continuando a spompinare lo zio, le mie chiappe dilatate favorivano quella oscena penetrazione. Finalmente, mi trovavo nel ruolo e nella posizione del corpo che più sono adatti a una femmina. Troia e sguaiata, a chiappe larghe, un cazzone in bocca, due dita che mi sgrillettavano la bernarda spalancata, il grilletto che mi ballava eccitatissimo davanti, masturbato dall’altra mano di mia madre, che faceva attenzione, tuttavia, a fermarsi e a interrompere quell’andirivieni dolcissimo non appena si accorgeva che anch’io era prossima alla sborrata: questa era la mia immagine in quel momento. Mia madre non desiderava ancora che io sborrassi. E nemmeno io lo volevo. Non chiedevo di meglio che far durare quel gioco delizioso all’infinito. Avevo comunque una voglia tremenda di bere la sborra dello zio… Mia madre se ne accorse e mi parlò ancora. Questa volta all’orecchio, bisbigliando in modo che il maschione non udisse le vacche che si confidavano segreti da sgualdrine… – Amore, non farlo venire troppo presto, il vecchio maiale. Succhialo lentamente… ecco… sì, così… Perché lui ha tanta sbroda nei coglioni e, quando te la piscerà tutta in bocca, ti sembrerà di soffocare, ma, dopo che ha sborrato la prima volta, il cazzo gli diventa molle per un’ora e non c’è modo di farglielo tornare duro, nemmeno se gli ficchi un dito in culo, nemmeno se gli vai a succhiare il buco del culo. Adesso lo zio vuole che tu lo faccia arrivare rapidamente al momento della sborrata perché, a quel punto, ti rivolterà di colpo alla pecorina, per stantuffarti la sbroda nella pancia, da dietro. Ma tu non devi! Bisogna impedirglielo! Tu sei vergine, figlia mia, e sai quanto vale sul mercato delle puttane una fica vergine? Ci sono vecchi pieni di grana disposti a pagare milioni per pomparti per la prima volta in assoluto, sapendo di essere i primi ad infilare il cazzo in questo delizioso buchino. E tu dovresti dare a lui la bernarda gratis solo perché è tuo zio? Dammi retta, io so come bisogna fare con lui, perché gli ho sbocchinato il cazzo, leccato i coglioni e mi sono fatta chiavare in fica e in culo tante volte dallo zio. Fai come ti dico io e tutto andrà per il meglio. Lecca la cappella lentamente, indugiando con la punta della tua lingua sul buchino che c’è in alto, da dove esce la piscia ma anche la sborra, poi stringi le labbra in una morsa forte, tutto intorno alla cappella. In questo modo potrai fare durare a lungo la succhiata al cazzo che, lo vedo, ti piace tanto. Quando anche tu starai per sborrare, tesoro santo, allora andrai a succhiare velocemente, con tanti colpi di lingua il buchino in alto. Preparati a ricevere una scarica eccezionale di sborra. Mi raccomando: se il porco cerca di far uscire il cazzo dalla tua bocca, devi assolutamente impedirglielo, perché questo significa che ha deciso di chiavarti alla pecorina. Pensa a quanti soldi vale adesso la tua fica vergine, figlia mia, pensa al tuo futuro! Quel discorso, sussurrato al mio orecchio senza che io potessi rispondere, dal momento che la mia bocca era interamente invasa dalla stupefacente cappella dello zio, ebbe come primo risultato quello di farmi eccitare ancora di più. In teoria, ero completamente d’accordo con la mamma e avevo ormai deciso anch’io – seppure a malincuore, a causa del desiderio spaventoso di farmi finalmente chiavare da un maschio, desiderio che mi attanagliava le viscere e il cervello – di impedire allo zio di pomparmi alla pecorina. Ma, in pratica, per quanto quel gioco fosse delizioso e io provassi la tentazione fortissima di farlo durare all’infinito, mi rendevo conto, ormai, che il mio grilletto era pieno di sborra e che, se non avessi sborrato al più presto, sarei impazzita. Decisi perciò di portare rapidamente zio Gustavo al punto della sborrata e cominciai a lavorare sapientemente di lingua proprio sopra il buchino, come mi aveva detto la mamma, che continuava a restare accanto a me, accelerando lo smanettamento sul mio grilletto e leccandomi morbosamente il collo e i lobi delle orecchie. All’improvviso, avvertii la cappella dello zio nella mia bocca farsi ancora più gonfia, viva, fremente, percorsa da una corrente che la faceva vibrare dappertutto. Nello stesso istante provai la stessa sensazione sulla punta del mio grilletto – che ormai non potevo più chiamare cazzo – e sborrai. Non per terra, come immaginavo, ma nella bocca di mia madre che, avendo avvertito lo spasimo estremo della mia carne, si era chinata, giusto in tempo per bere tutta la mia sbroda e deglutirla avidamente e rumorosamente, con gridolini e bestemmie di perversa eccitazione. Proprio nello stesso momento sborrò anche lo zio Gustavo. E tutto si svolse esattamente come aveva previsto la mamma. Da quel buchino uscirono tre fiotti di una sostanza bianca e densa, in quantità tale che, nonostante tutta la mia buona volontà, alcune gocce, purtroppo, mi finirono sul viso e altre sul pavimento. Ma tutto il resto riuscii a trattenerlo nella mia boccuccia di troia pompinara e a mandarlo giù, in gola, assaporando per la prima volta l’entusiasmante sensazione di essere una femmina che ha appena fatto delle porcate con un bel maschione. E dissi allo zio: – Maschione, la pompa senza guanto fa duecento!

You may also like...

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>