SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo SEI


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA

In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO SESTO

Quando inondai di sborra il buco del culo di Oscar, egli emise un urlo violentissimo. E anch’io mi misi a gridare, con la voce più femminile del mondo, nonostante io fossi il maschio, in quella chiavata… Le nostre manifestazioni di tripudio erotico erano di certo state udite dalle quattro spie, nonostante i tendaggi del letto a baldacchino. Ufficialmente, ormai, ero stata sverginata. Probabilmente, avrei potuto dormire un poco, insieme a Oscar, che ormai cominciava a piacermi… Anche perché, dopo la mia richiesta dei cinquanta mila, egli, sorridendo oscenamente nel buio e vibrando tutto, dalla testa ai piedi, mi aveva risposto: – Te ne dò ottanta se dopo la chiavata mi farai succhiare la cappella del tuo cazzo, ancora sporco di sborra e di merda! – Affare fatto! – gli avevo risposto, accarezzandogli lascivamente i capezzoli. Ero ormai convinta che il mio primo cliente mi sarebbe rimasto affezionato per sempre… Ma ormai cominciavo a sentirmi stanca. Era stata una giornata densa di emozioni.

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L’indomani mi attendeva una sarabanda di porcate, a cominciare dal mattino di buonora fino a notte fonda, quando avrei realizzato lo spettacolino lesbo con mia madre. Di conseguenza, era assolutamente indispensabile che riuscissi a dormire un po’. Non sapevo che, nelle ore successive, tutto sarebbe successo, tranne quello… Il primo imprevisto fu rappresentato proprio da Oscar. Avevo appena estratto il mio uccello, ancora gocciolante di sbroda dal suo culone dilatato e morbido e, come d’accordo, glielo avevo infilato in bocca, ben sudicio della sua stessa merda. Oscar si era messo a leccare e succhiare precipitosamente. In pochi istanti, il mio cazzo era tornato di nuovo perfettamente pulito. – Adesso dormiamo, amore – bisbigliai con un filo di voce, mentre baciavo Oscar a lingua in bocca, per assaporare un po’ di quelle porcherie che egli aveva appena aspirato dalla mia cappella – è un ordine della tua padrona! – Sì, Padrona! Buonanotte, padrona! – mi rispose Oscar, mettendosi tuttavia a fare immediatamente una cosa che contraddiceva totalmente quelle premesse. Oscar, come aveva già fatto in precedenza, anche in questo caso riuscì a sorprendermi. Infatti, mentre mi stendevo sul grande letto, supina, con le chiappe del culo in aria, accanto a lui, accarezzandogli le balle enormi con una mano prima di prendere sonno, egli allungò un braccio e cominciò a palparmi il culo. – Padrona – mi disse poi, con un filo di voce roca che mi fece venire i brividi – tu sei fortunata ad avere fica e buco del culo nello stesso posto!

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E, senza neppure chiedermi il permesso, con un dito che si era appena insalivato in bocca, senza che io avessi potuto accorgermene a causa del buio, cominciò a sditalinarmi la fica, spingendosi molto in profondità. Se avesse continuato, pensai, avrebbe finito per sverginarmi davvero… Come d’incanto mi passò il sonno e la stanchezza divenne soltanto un ricordo. Il cazzo mi ritornò violentemente in tiro, spaventosamente eccitato, mentre anche i miei coglioni si risvegliavano precipitosamente. – Padrona, bella, stupenda creatura venuta dal cielo – mi stava intanto sussurrando Oscar, continuando a masturbarmi assai piacevolmente in mezzo alle chiappe – per altri dieci mila me lo metti di nuovo in culo come prima? – Sì, troia! – urlai a quel punto, con quanto fiato avevo in corpo, alzandomi di scatto, con l’uccello durissimo e spontaneamente svettante in fuori, in quella oscurità che per i nostri occhi, che vi si erano abituati, ormai era soltanto penombra. Urlai eccitata fino allo spasimo e incurante delle conseguenze, ormai dimentica delle quattro spie… Avevo voglia, improvvisamente, di chiavare quel culone di finocchiona.

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Avevo voglia di sborrare dal cazzo, sentendomi Padrona e maiala come mai mi ero sentita in precedenza. Senza riflettere sul fatto che la mia esclamazione era certamente stata udita dalle quattro spie. A questo punto, devo fare una precisazione che, in parte, spiega quel mio comportamento apparentemente ingenuo. La mamma, da troia schifosa e matricolata quale era, non mi aveva detto tutto… Nella sorpresa, infatti, era previsto non soltanto il posizionamento nel corridoio segreto per assistere alla mia monta, ma anche il fatto di poter, successivamente, non appena io e il mio cavaliere ci fossimo addormentati, entrare nella stanza a spararsi seghe colossali, osservando da vicino la mia nuova fica da signora! Di conseguenza, non soltanto i quattro guardoni non se n’erano andati, magari delusi, dopo le urla che, almeno formalmente, avevano testimoniato, sia pure in modo truffaldino, la perdita della mia verginità, ma erano rimasti in attesa del momento in cui il nostro russare, mio e di Oscar, avrebbero consentito loro di entrare nella camera e, con l’aiuto di piccole torce a batteria, che nel frattempo mia madre aveva loro fornito, masturbarsi ammirando la mia bernarda sverginata.

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Il mio urlo, non solo aveva fatto capire che non stavamo affatto dormendo, ma li aveva mentalmente spiazzati. Infatti, io ero una troia vergine a letto con un maschione. Ora, il fatto che mi fossi appena rivolta al mio maschio di quella notte definendolo troia poteva far supporre solo due cose. O io stavo facendo il maschio o stavamo facendo le lesbiche entrambi. In tutti e due i casi, faceva capire che il mio maschio non era tale, ma era, al contrario, una femminuccia… Un errore grave da parte mia. O non piuttosto una prova del fatto che il mio inconscio desiderava ardentemente che avvenisse quello che successe immediatamente dopo? Ricominciai a pompare Oscar in culo e gli sborrai dentro quel buco lurido, ma non una sola volta, bensì tre! Senza mai estrarre il mio uccello da quell’antro da cui, grazie ai movimenti violenti e scomposti della mia cappella, uscivano in continuazione sborra e merda. A conclusione di ogni sborrata, urlavamo entrambi, con quanto fiato avevamo ancora in gola, tutto il nostro lurido piacere e la nostra sconcia soddisfazione. Non limitandoci, comunque, ai gemiti, ai sospiri e alle grida, ma esprimendo con parole, il cui senso era inequivocabile, la dimensione perversa di felicità, che si era andata impadronendo dei nostri corpi e delle nostre menti. – Troia, baldracca merdosa, io lo adoro, questo tuo buco del culo schifoso, che è bello e morbido come la fica di una puttana! – gridai io. – Maschione! – mi rispose Oscar – pompami bene la bernarda e fammi sentire una culattona felice che ha trovato un bel cazzone grosso e pieno di sborra! Insomma, avevamo perso la testa, entrambi.

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Con la convinzione, giustificata in Oscar, che ignorava le trame segrete ordite da mia madre, ma assai meno comprensibile in me, che invece ne ero al corrente, di essere soli e di poterci amare liberamente nella troiaggine più disinvolta. Ero talmente fuori di testa, in quei momenti, che non badavo nemmeno più al fatto che Oscar avesse improvvisamente smesso di chiamarmi Padrona… Proprio quando stavo per sborrargli in culo per la quarta volta, di scatto si aprì la porta della camera, mentre alcune torce elettriche frugavano nell’oscurità, alla ricerca del pulsante di accensione della lampada. Che, infatti, subito dopo rischiarò a giorno tutta la stanza. Quasi contemporaneamente, alcuni mani sollevarono i pesanti tendaggi, che fino a quel momento avevano isolato il letto a baldacchino dal resto del mondo… Cogliendoci sul fatto. Io stavo chiavando alla pecorina Oscar che gemeva sotto di me, a chiappe larghe, muovendo il culo e agitandosi tutto come una zoccola. – Ah! E’ così! Vergogna! – disse all’improvviso una voce, superba, alterata, altezzosa, spiacevole e censoria. Una voce di donna. Mi voltai. Quello che avvenne immediatamente dopo fu questione di attimi. Purtroppo, la mia descrizione sarà assai più lunga, per poter rendere il lettore partecipe di una situazione nuova, che a me si manifestò istantaneamente, con un semplice colpo d’occhio. Accanto al letto, si erano materializzate cinque persone, completamente nude, o quasi per quanto riguardava mia madre, che era la quinta e che indossava ancora lo stesso look che aveva esibito durante l’asta, inclusa la mascherina nera sul viso. Gli altri quattro erano tre maschi e una femmina: le quattro spie che avevano pagato per la sorpresa… Fra loro c’era, naturalmente, Hugo, per cui tuttavia, in quel frangente così speciale, il mio interesse personale, dopo la riscoperta del mio cazzo, era notevolmente diminuito. Hugo sembrava, dei cinque, quello più sorpreso e incazzato. Gli altri due maschi erano un ciccione obeso e piccolo, dal cazzo così minuscolo che sembrava una pallottolina di carne, assai più piccolo dei due coglioni che invece erano spaventosamente giganteschi, con un sacchetto incredibilmente lungo che li faceva pendere addirittura fino a metà della coscia, quasi al ginocchio, con un effetto decisamente grottesco, e un altro piccolino e mingherlino, il cui uccello, al contrario, era stretto e lunghissimo, ma con una cappella sorprendentemente larga, e i cui coglioni nemmeno si vedevano, tanto erano microscopici. Quanto alla donna… La donna, a cui non avevo prestato molta attenzione durante l’asta, era il tipo della lesbica dichiarata. Capelli neri cortissimi, alla maschietta, un seno che nemmeno si vedeva, fasci di muscoli dappertutto – con ogni evidenza si trattava di una culturista – e un grilletto, un grilletto vero, intendo, ancora più lungo e sviluppato di quello di mia madre. eccitato com’era, arrivava probabilmente a quindici centimetri… E si protendeva in fuori, dalla pancia di quella vacca, non meno invitante, e forse di più, dei cazzi dei maschi… – Schiava bastarda! – urlò mia madre, facendo volteggiare la frusta e colpendomi tre volte, inaspettatamente e con violenza inaudita proprio sul cazzo, evidentemente con l’intenzione di farmelo tornare molle, per ricondurmi alla mia dimensione esclusivamente femminile, ma ottenendo invece il risultato opposto, dal momento che ad ogni sferzata l’uccello mi veniva sempre più duro. – Come osi fare il maschio? Troia, mettiti subito a gambe larghe e fatti pompare dal cazzo del maiale che ha pagato per questo! Da questa frase, mi resi conto del fatto che mia madre, non essendo stata con noi in quella camera durante le due ore precedenti, non sapeva nulla della dinamica reale degli avvenimenti. E supponeva che l’idea di inculare Oscar fosse stata mia… Ancora una volta, mi trovavo davanti a una scelta veramente difficile. Se da una parte era indubbiamente vero che mia madre aveva avuto un ruolo determinante nella creazione della persona nuova che ero diventata, se era vero che la Padrona che sentivo piano piano nascere in me era una creatura fortemente voluta e, in pratica, organizzata da mia madre, dall’altra era anche altrettanto vero che ormai avevo deciso, con me stessa, di diventare indipendente e autosufficiente. Non solo. Volevo essere una Padrona dal potere totale e assoluto, su tutto e su tutti. E, nelle ultime vicende che si erano svolte in quella camera da letto, avevo cominciato a dimostrare, a me stessa e agli altri, che ero effettivamente in grado di dirigere schiavi ai miei ordini. La mia dominazione non poteva escludere nessuno. Neppure mio padre, i miei fratelli, zio Gustavo… E neppure mia madre. Mi sentivo, ormai, una Padrona veramente completa, non più legata necessariamente ad un ruolo maschile o femminile. Ero una troia con la fica e con il cazzo e potevo dominare maschi e femmine, con un atteggiamento passivo oppure attivo, indifferentemente. E l’avevo appena dimostrato pompando Oscar nel buco del culo. L’avrei dimostrato ancora. In quel momento Hugo era dimenticato. Mi sembrava banale, anche se, su questo punto specifico, sbagliavo. Ero eccitata, invece, dallo straordinario grilletto della lesbica. Ecco chi avrebbe avuto la mia verginità, decisi improvvisamente. E, mentre la troia mi guardava le chiappe con aria vogliosa, la frusta di mia madre ricominciò a colpirmi sulle poppe. Purtroppo per lei, era venuto il momento di dimostrare chi comandava davvero. Mi alzai di scatto e, dominando mia madre dall’alto, sia perché ero assai più grande di lei, sia perché, nella posizione iniziale, mi trovai in piedi sul letto, mi lanciai su di lei e le strappai la frusta dalla mano e le rifilai due pugni in faccia. Lei cadde a terra. (6 – continua)

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