SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo SETTE


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO SETTIMO

Non diedi a mia madre il tempo di ribellarsi e riprendere il controllo della situazione. Al contrario, le strappai la frusta dalle mani e con quella cominciai a percuoterla selvaggiamente sulle tette, sul culo e sulla bernarda. – Sono io la padrona, adesso! – urlai – e tu mi devi obbedienza perché io sono io femmina superiore, una femmina che ha fica e cazzo! – Giusto! – approvò subito la donna con il lungo grilletto, Ada – tutte le donne con il grilletto molto sviluppato sono esseri superiori! Ma io non desideravo alleate non richieste. Era importante che fortificassi da sola la mia nuova personalità. Oscar, sul letto, seguiva tutta la scena senza parlare, addirittura impietrito dallo sgomento. Un po’ per essere stato scoperto con il mio cazzo nel culo, il che forse avrebbe potuto nuocere alla sua reputazione, un po’ per essere stato privato della mia sborra proprio sul più bello. Anche Hugo e gli altri due maschi non parlavano. Ma, dal mio punto di vista, era comunque particolarmente significativo che, dopo la mia aggressione a mia madre, tutti i maschi presenti, nessuno escluso, avessero di nuovo i cazzi ben duri. Compreso il mio, compreso il grilletto della lesbica. Avvenne allora qualcosa che mi fece immediatamente capire che ero sulla strada giusta, verso il traguardo della dominazione all’insegna della troiaggine organizzata.

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Mia madre parlò: – Sì, Padrona adorata – mi disse – è vero, tu hai fica e cazzo. ed è quindi giusto che tu sia la nostra padrona, è giusto che sia fatta la tua volontà. E si inginocchiò a baciarmi la suola delle scarpe, che non avevo mai tolto, neppure per chiavare con Oscar, neppure per dormire. Mi leccò anche il tacco, mentre io mi inorgoglivo e lanciavo intorno occhiate da baldracca schifosa vincente. Restavano comunque insoluti parecchi problemi. Li avrei risolti a modo mio. – Schiavi – esordii – dovete da questo momento salutare in me la vostra nuova Padrona. Sappiate che io non rispetto nessuna legge che non sia quella del mio egoistico e vizioso desiderio personale. Perciò qualsiasi cosa io dica adesso, abbia detto in passato o possa dire in futuro non ha alcun valore per voi, ha valore soltanto per me. Qualsiasi accordo, intesa o patto voi abbiate stipulato con la Padrona, sarà rispettato solo se la Padrona lo vorrà. Gli accordi e la parola data io me li infilo su per il buco del culo prima di cagare e li faccio uscire insieme alla merda… Da questo momento contano per voi soltanto i miei capricci. Prima di proseguire e per controllare che abbiate ben compreso le mie parole fino a questo punto, vi ordino di inginocchiarvi e leccarmi la fica, che nel mio caso coincide con il buco del culo. Chiunque di voi non obbedirà immediatamente al mio ordine, assaggerà la mia frusta! Sulle ultime parole, feci sibilare la frusta nell’aria, per far capire che non stavo affatto scherzando.

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Ma non ci fu alcun bisogno di utilizzare l’attrezzo del potere. Tutti i presenti, incluso Oscar, che si affrettò a scendere dal letto, si inginocchiarono per terra e, strisciando in ginocchio, vennero a leccarmi il culo che io tenevo sporgente all’indietro, restando in piedi a gambe divaricate. Stavano tutti a testa bassa, escluso Hugo che mi lanciò un’occhiata strana che sul momento non riuscii a decifrare. – Io – proseguii – stavo pompando in culo un mio schiavo, quando sono stata interrotta. Devo punirvi severamente per questo. Ma non desidero che voi riceviate una punizione che potreste dimenticare facilmente, come potrebbe essere il caso, ad esempio, di alcune frustate. Voglio punirvi in modo che possiate ricordarvene per tutta la vita. Per esempio, dichiarando non valida l’asta di questa sera, senza che voi abbiate diritto ad alcun rimborso. Tutti i soldi saranno miei e il fatto che qualcuno di voi abbia sborsato per certi servizi o premi o prestazioni io me lo metto su per il buco del culo! Io su questi accordi, ci cago sopra! E voi dovete essere contenti di questo, perché questo è il capriccio della vostra Padrona, da questo momento regina delle baldracche.

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Mi guardai intorno. Tutti, incluso Hugo, pendevano dalle mie labbra e annuivano con il capo ad ogni mia affermazione. E quanto più sfrontata ed eccessiva era quest’ultima, tanto più un genuino consenso appariva su quei visi stravolti. Tutti, lo avvertivo benissimo, avevano un disperato e impellente bisogno di fare i maiali, di toccare con le mani cazzi e fiche. Ma nessuno osava. Sapevano che a una Padrona con cazzo e fica si deve una obbedienza cieca e totale e che, in sua presenza, è consentita una sola iniziativa autonoma, quella di respirare. Per qualsiasi altra funzione o necessità, incluso parlare, mangiare, bere, pisciare e cagare, è indispensabile ottenere il consenso della Padrona. Consenso che non può essere chiesto, dal momento che per chiederlo bisogna parlare e, di conseguenza, bisogna già aver ricevuto il permesso di farlo.

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Tutti tacevano e non osavano neppure più guardare il faccia la Padrona. Anche per quest’ultima azione – ed essi lo intuivano perfettamente, ormai – occorreva avere ricevuto un permesso. Oscar tentò di alzarsi in piedi perché, evidentemente, le ginocchia cominciavano a fargli male, ma io gli rifilai immediatamente un paio di frustate ben mirate al formidabile malloppo dei coglioni. Lui reagì con uno scatto della bocca, come per mettersi a urlare, ma subito capì che una simile iniziativa gli era negata, senza un mio esplicito ordine. Per evitare di ricevere altre frustate, preferì mordersi le labbra a sangue. Io sogghignai. Finalmente, all’orizzonte cominciava a delinearsi la mia vittoria completa! La dimensione che stavo sperimentando con quelle cavie in quella stanza, situazione che si era creata in modo abbastanza casuale, grazie alle perversioni anali di Oscar, mi stava consentendo di sperimentare il mio potere in laboratorio, con una piccola cerchia di schiavi selezionati. L’indomani sarei passata ad un secondo esperimento assai più impegnativo.

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La dominazione su tutti gli altri ospiti che ancora si trovavano nel castello. Intanto, in quella camera da letto medioevale, c’era ancora molto lavoro da fare. Rimaneva aperto il problema della mia verginità. Nonostante tutto quello che era successo negli ultimi minuti, rimaneva il fatto che io ero ancora vergine e che desideravo più che mai essere stantuffata in culo. Nello stesso tempo, tuttavia, mi rendevo anche conto di un pericolo. Farmi chiavare, qualunque fosse stata la posizione scelta, equivaleva ad assumere un ruolo passivo mentre lo schiavo che mi avrebbe pompata si sarebbe trovato, sia pure soltanto per qualche minuto, nella posizione di dominatore o missionario nei miei confronti. Una faccenda che poteva rivelarsi assai pericolosa, in un momento in cui stavo soltanto iniziando a tentare di instaurare la mia dominazione, un potere che era tutt’altro che consolidato. Forse, non tutti quegli schiavi erano così mansueti e affidabili, come volevano dare ad intendere. Forse, qualcuno di loro stava già progettando la ribellione. Una possibile soluzione, naturalmente, e di fatto la più semplice e sicura, sarebbe stata quella di rimandare questo problema al momento in cui la mia affermazione personale come Padrona con il cazzo e con la fica sarebbe stata più forte.

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Ma, sia perché la mia fica, nonostante lo scettro che ora possedevo, o forse proprio a causa di questo, smaniava sempre di più per prendere un bel cazzone tutto intero fino alle palle e ricevere una poderosa scarica di sborra, sia perché non potevo inaugurare il regno dei miei desideri, dei miei vizi e dei miei capricci sulla terra proprio rinunciando al più importante e urgente, non volevo affatto seguire questa linea. Un’altra possibilità poteva essere quella di scegliere uno di quei maschi, legare e immobilizzare tutti gli altri schiavi e schiave, e farmi pompare da quello, continuando a tenere la frusta in mano. Se si fosse ribellato, non avrebbe potuto contare sull’aiuto degli altri schiavi e sarei riuscita certamente a domarlo. Non era facile realizzare questa ipotesi. Con che cosa avrei potuto legare gli altri schiavi? Nella stanza c’era una sola catena, quella con cui io ero stata trascinata fin lì da Oscar. Ed esisteva comunque il pericolo che qualcuno di loro mi aggredisse alle spalle, proprio mentre la mia attenzione era concentrata su quel tipo di operazione. Come se non bastasse tutto questo, restava anche l’evidenza: essendo Oscar fuori gioco, avrei potuto scegliere fra tre soli schiavi, l’unico dei quali ad essere appetibile era Hugo. Ma avevo ormai deciso che non sarebbe stato lui a togliermi la verginità… Queste considerazioni mi fecero allora venire in mente che avrei potuto seguire l’ipotesi diametralmente opposta. Invece di farmi chiavare da un maschio, potevo farmi chiavare da una femmina. Ma da quale? Mia madre o la lesbica? Il grilletto di mia madre era chiaramente insufficiente per una simile operazione, mentre quello della lesbica sarebbe andato benissimo. La troia smaniava all’idea di chiavarmi e quell’ipotesi non mi dispiaceva del tutto, anche se avrei chiaramente preferito un cazzo vero. Mi riscossi. I minuti passavano e io non riuscivo a prendere una decisione. Gli schiavi, stufi di restare in quella scomoda posizione, con le ginocchia sul pavimento ruvido, da lì a poco avrebbero cominciato a protestare e a ribellarsi. Anche se io avevo la frusta, loro erano in sei ed io una soltanto… In un certo senso, tuttavia, quella situazione magica e preziosa non faceva che consolidare il mio potere perverso e di pura sopraffazione arbitraria, in nome dell’egoismo, del vizio e della perversione. Era quindi un bene, paradossalmente, che io fossi così indecisa, dal momento che i miei schiavi ignoravano il mio tormento interiore ed erano, con ogni probabilità, convinti che io stessi semplicemente esercitando il crudele potere che avevo appena inaugurato. Okay, pensai allora, ma tutto ciò non può certo durare all’infinito. Tra due ore sarà l’alba e, con il sorgere del sole, questa specie di atmosfera magica e incantata che si è venuta instaurando in questa camera, svanirà… Per quel momento tutti i problemi dovevano essere risolti o io avrei perso tutti i poteri della Padrona e sarei diventata davvero una lurida schiava, a cui l’avrebbero fatta pagare cara… E se mi fossi fatta chiavare da tutti insieme in una grande abbuffata, magari al buio? In quel caso, nessuno, in realtà, avrebbe veramente capito chi per primo era entrato nella mia fica vergine e io ne avrei ricavato almeno due vantaggi. Prima di tutto, di assaporare più di un cazzo e di un grilletto fra le chiappe, e poi, alla fine, di essere ben sicura di possedere un buco nuovo, ben dilatato. Ma, se le cose stavano così, allora sarebbe stato meglio addirittura organizzare una abbuffata colossale, l’indomani, con tutti i partecipanti all’asta! Mi sarei presa quasi cinquanta cazzi! No, così non poteva andare. Certo che l’indomani li avrei presi tutti, quei cazzi, ma per quel momento dovevo già avere assolutamente perso la verginità. Probabilmente sarei andata avanti così, fra mille riflessioni, nell’incapacità di scegliere, e avrei sicuramente finito col perdere lo scettro da Padrona col cazzo e con la fica, se, ancora una volta, non fosse accaduto qualcosa di assolutamente imprevedibile. So udì bussare alla porta, in modo imperioso. Io mi irrigidii e, per la prima volta, i miei schiavi osarono alzare la testa e guardarmi. Norarono, credo, la mia espressione di incertezza. Non sapevo che dire o fare. Se invitare l’intruso ad entrare oppure no. Ma il problema si risolse da solo. La porta infatti si aprì. E mi trovai davanti tre uomini che mai mi sarei aspettata di incontrare in quel luogo. Fu allora che, di colpo, capii quale fosse la soluzione del problema e riacquistai istintivamente tutto il mio sangue freddo. Quei tre uomini erano mio padre e i miei due fratelli. Nudi tutti e tre! (7 – continua)

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