SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo OTTO


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA

In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO OTTAVO

- Maria! Mario! – urlò Adolfo, mio padre, come un forsennato. – Ma allora è proprio vero! E io che mi ero rifiutato di crederci! – Mario! – sibilò Gianni, uno dei miei fratelli – sei diventata proprio una bella troia con il cazzo! – Una Padrona con il cazzo – lo corresse Andrea, l’altro mio fratello. Io tentavo di non perdere il controllo della situazione e di capire che cosa diavolo ci facevano lì quei tre. E, soprattutto, come erano arrivati a quella camera, nel cuore della notte. Questo secondo quesito fu il primo ad essere risolto. Dalla porta, che era rimasta aperta, entrò zio Gustavo, nudo, e, guardandomi con un certo rispetto, avendo capito che, in qualche modo, lo scettro del comando era passato nelle mie mani, mi spiegò: – Si sono presentati all’ingresso come furie. Sapevano tutto, non potevo non farli entrare. Ma hanno accettato di spogliarsi per potere accedere a questa stanza. Non solo avevano accettato, pensai, ma l’avevano evidentemente fatto con entusiasmo, dal momento che tutti e tre quei nuovi cazzi erano già perfettamente duri ed eccitati. Con lo sguardo indugiai su quei tre arnesi che vedevo per la prima volta. I miei fratelli avevano uccelli ben fatti, ma decisamente più piccoli del mio. Sembrava una ironia del destino il fatto che, di tre fratelli, quello con l’uccello più grosso appartenesse proprio all’unico che si sentiva una femmina…

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Quanto a mio padre, sembrava incredibile, ma… il suo cazzo era esattamente uguale al mio. O, per essere più precisi, il mio era la copia del suo… Questa considerazione, assai facile, dal momento che non era altro che la constatazione di una realtà evidente, mi permise, a quel punto, di prendere finalmente una decisione in merito alla travagliata questione della mia verginità. – Inginocchiatevi tutti davanti alla Padrona con il cazzo e con la fica! – urlai, rivolgendomi ai quattro nuovi arrivati, con l’uccello durissimo che mi ballonzolava davanti e facendo volteggiare la frusta nell’aria per far intendere la serietà del mio discorso – perché tra poco avrete il privilegio di assistere a una cerimonia sacra e irripetibile. La vostra Padrona è ancora vergine! La rivelazione, come avevo immaginato, provocò un brusio sommesso. Nessuno aveva il coraggio di commentare apertamente le mie parole, senza essere autorizzato, poiché tutti temevano di dover assaggiare la frusta, ma era chiaro che tutti quanti, escluso Oscar, fino a quel momento avevano pensato il contrario. Dovevo battere il ferro finché era caldo. Da una sorpresa all’altra, ogni colpo di scena non faceva che aumentare il mio potere personale e consolidare il mio trono di Padrona.

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Se non avessi dato a nessuno il tempo di organizzare, o anche soltanto pensare, un’alternativa a quella situazione, nel giro di un’ora sarei potuta uscire da quella stanza sufficientemente forte e in grado di sottomettere anche tutte le altre persone che si trovavano nel castello. – Schiavi! – urlai come un’assatanata mentre sbattevo la frusta sul pavimento, per impressionare e facendo tuttavia molta attenzione e non colpire nessuno – tra poco voi potrete bere, direttamente dalla fica della vostra Padrona, la sborra del primo maschio che avrà il privilegio di infilare il cazzo dentro il mio buco vergine! Avrete il privilegio di poter succhiare i coglioni a questo maschio, mentre mi pomperà alla pecorina su questo letto. Avrete il privilegio, subito dopo, di infilare anche i vostri cazzi dentro la mia fica, chiavandomi tutti senza guanto e rovesciando quindi la vostra sborra dentro il mio pancino, dentro la pancia della vostra padrona con cazzo e fica! Siete felici, schiavi? Rispondete! Intanto, siete di nuovo liberi di ricominciare a toccarvi cazzi, fiche, culi e poppe! Ero certa che anche questo nuovo colpo di scena, che questa volta avevo deliberatamente voluto e imposto, anche se da una parte, apparentemente, liberalizzava quella situazione, riducendo la sofferenza dell’impotenza, dall’altra non avrebbe fatto altro che rafforzare il mio potere ed estendere il mio carisma. Infatti, un’ovazione generale, urlata a gran voce e costellata di oscenità e di bestemmie, rispose al mio invito, confermando l’esattezza della mia intuizione.

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Immediatamente, tutti cominciarono a menarsi i cazzi e a sgrillettarsi le fiche. Ada, la lesbica, prese ad accarezzare lascivamente mia madre in mezzo alle gambe, mentre Oscar adocchiava il cazzo lungo e dalla cappella larga dell’uomo molto magro. Mio padre sembrava letteralmente ipnotizzato dal mio culo. – Ed ora – urlai, tentando di farmi udire nella confusione generale che stava degenerando rapidamente – vi dirò chi sarà ad infilare, per primo in assoluto, il cazzo nella fica della vostra Padrona: mio padre! Adolfò mi guardò trasognato, incredulo, sorpreso, stupefatto e addirittura in aperta, plateale, oscena adorazione del mio buco del culo. Evidentemente, non credeva alle proprie orecchie e non aveva sperato tanto. Mia madre si alzò di scatto e gli andò accanto per congratularsi con lui, mentre già si stava interessando ai cazzi dei miei fratelli, che probabilmente già pregustava, con la fantasia, dentro la propria fica. – Schiavo Adolfo – gridai, facendo di nuovo sbattere la frusta per imporre la calma – vieni subito qui, dalla tua padrona! E fai vedere se il tuo cazzo è degno di un simile onore. – Sì, Padrona! – rispose mio padre, rialzandosi e facendo così ondeggiare dall’alto al basso e viceversa il bellissimo cazzone, uguale al mio, e gli splendidi coglioni. Non appena egli fu davanti a me, io mi inginocchiai e feci entrare la sua cappella dentro la mia bocca per un paio di succhiate di preparazione, che strapparono un consenso palpabile in tutti i presenti.

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Subito dopo, mi arrampicai sul letto, mentre mio padre mi imitava, e mi sistemai alla pecorina, con il culo largo rivolto verso tutti quelli che ci avrebbero ammirati durante la chiavata. Mio padre si sistemò alle mie spalle, mi sputò sul buco e mi infilò il cazzo con un colpo solo, poderoso, fino in fondo a quella fica che era il mio buco del culo. – Aaaaahhhhhhh!!! – urlai per il dolore, ma anche e soprattutto per il piacere folle che, repentinamente e sguaiatamente, si era impadronito del mio corpo. Sentivo le balle di Adolfo sbattermi contro le chiappe del culo, sentivo la sua cappella grossa percorrere il mio retto che la stava letteralmente baciando, sentivo la voglia di sborrare dentro di me di quello stantuffo di carne che mi stava deliziosamente possedendo. Avrei voluto che quel piacere non avesse mai avuto fine. – Schiavi! – ordinai allora imperiosamente – succhiate i coglioni a mio padre mentre mi sta pompando in culo! Si scatenò allora una confusione tremenda. Tutti quanti volevano essere i primi a leccare quelle balle che si muovevano ritmicamente contro le mie chiappe, nel timore che la chiavata si concludesse troppo rapidamente e, di conseguenza, con la preoccupazione di restare esclusi da quel nuovo gioco osceno e morboso. La prima bocca che riuscì a lambire quelle palle, leccando contemporaneamente anche le mie chiappe e tentando di assaporare la cappella e il sapore della mia fica, ormai non più vergine, fu quella di Hugo. Mentre succhiava, mi lanciò un’occhiata che io finsi di non vedere. Poi, due braccia assai muscolose lo agguantarono alle spalle e lo scaraventarono violentemente lungo disteso sul pavimento. Questo intervento era opera della lesbica che si mise sì a leccare i coglioni di Adolfi ma che in realtà cercava quasi esclusivamente di arrivare a succhiare la mia fica, addirittura tentando di far sbalzare fuori il cazzo di mio padre, prima che quest’ultimo riuscisse a sborrarmi nella pancia. Ma quel progetto non le riuscì.

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Quattro mani maschili la agguantarono alla vita, la sollevarono incredibilmente nell’aria e la scaraventarono per terra dall’altra parte del letto, dove la lesbica atterrò facendosi molto male. Le mani che erano riuscite nell’impresa di scalzare la lesbica, erano quelle dei miei fratelli, che si misero a leccare le balle di nostro padre, voracemente, mentre la mamma, lo vedevo benissimo, stava approfittando della confusione generale per sistemarsi, stesa per terra, sotto di loro, e spompinarne i cazzi, cercando disperatamente di farseli entrare in bocca tutti e due, in contemporanea. Senza tuttavia riuscirci. Era costretta, allora, la povera troia disperata, a succhiarli uno per volta, alternandosi sulle due cappelle e masturbando con la mano quello che, di volta in volta, non le stava entrando in bocca. Le lingue dei miei fratelli stavano producendo un effetto fenomenale a mio padre. Avvertii la sua cappella farsi, di istante in istante, sempre più grossa e spasmodica. Ormai non mancava che qualche istante al momento della sborrata… Anche all’occhio da intenditore di simili eventi di Oscar, evidentemente, non doveva essere sfuggita quella realtà, dal momento che il ciccione, senza lottare, ma accarezzando invece i cazzi dei miei fratelli, riuscì ad unirsi a loro e, quasi subito, persino a sostituire la propria bocca a quelle dei due ragazzi nel momento supremo. Poi, repentinamente, mio padre si mise ad urlare, mentre premeva la pancia contro il mio culo e mi afferrava sciaguratamente ai fianchi. Anch’io urlai, bestemmiando atrocemente, mentre un fiume di sborra si riversava dentro il mio buco del culo… Certo: ad affrettare quella conclusione doveva avere contribuito non poco l’abilità di Oscar nel far volteggiare la lingua e nel muovere le labbra, quando si trovava a lavorare su un bel paio di coglioni… Mio padre si accasciò totalmente su di me. Ma la Padrona aveva promesso che subito dopo tutti avrebbero potuto chiavarla. E la lesbica, che intanto si era rialzata ed era ritornata sul letto, diede un pugno, viloentissimo, in faccia a mio padre e mi fu subito addosso, da dietro. Il suo grilletto era ora al massimo dell’eccitazione: davvero impressionante. La sua lingua mi entrò nella fica con una voracità e una frenesia di gran lunga più prepotenti ed ignobili di quelle di un qualsiasi maschio. Furono poche leccate, quelle di Ada, ma così audaci ed impudiche che io, urlando di nuovo in un modo che sembrava non avere più nulla di umano, fui costretto a rialzare un po’ il bacino per consentire al mio cazzo di sborrare! Oscar, che si trovava ancora accanto a me, vedendo che cosa stava succedendo, velocemente strisciò con il viso sotto di me e si prese tutta la mia sborra in bocca, deglutendo avidamente tutto quel meraviglioso nettare che mi schizzava fuori dal buco alla sommità del cazzo. La lesbica smise di leccarmi il buco del culo e, a quel punto, si rialzò e si mise alla pecorina, dietro di me, per cominciare a chiavarmi. Le sue mani poderose mi accarezzavano le poppe, dolcemente, insistendo sui capezzoli. Quel tatto fatato e perverso mi stava producendo un languore impensabile, che dalle mie mammelle si diffondeva in tutto il corpo e, soprattutto, dentro la fica. Il grilletto di Ada mi entrava nella fica come e meglio di un cazzo. La troia mi dava poderosi colpi con la pancia contro il culo e io avvertivo quella ineffabile appendice di carne vellicarmi il condotto anale, come se mi stesse accarezzando l’anima. Hugo e gli altri due maschi che mi avevano spiato, intanto, tentavano di salire sul letto per prendere il posto di Ada, ma la troia fece, a quel punto, una cosa che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere. Ada afferrò la frusta, che io avevo gettato sul letto accanto a me e, impugnandola saldamente con una mano, mentre con l’altra non abbandonava le mie tette, cominciò a menare fendenti violentissimi, assai più cattivi e pericolosi di quelli che avevo distribuito io in precedenza. Anche grazie al fatto che la culturista era assai più muscolosa di me e di tutte le persone, maschi e femmine, che si trovavano nella stanza. Come impazzita, Ada continuò a picchiare Hugo e gli altri due, finché non precipitarono sul pavimento, orribilmente feriti. Subito dopo, colpì nello stesso modo, selvaggiamente, Oscar, che smise di succhiarmi e schizzò lontano. E poi, urlando con una espressione sadica e allucinata in volto, gridò a tutti: – Sono io la nuova Padrona, adesso! E tutti, da questo momento, dovrete adorarmi come una dea, la dea Padrona con il grilletto più lungo del mondo! (8 – continua)

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