SONO LA TUA SCHIAVA CON IL MAZZO, TU DI ME DIVENTERAI PAZZO! Capitolo NOVE


Autobiografia trans di Lisa P.

NOTA

In esclusiva assoluta, ilpornale.it pubblica questo eccezionale documento autentico. Una giovanissima trans italiana racconta in dettaglio come è avvenuta la propria metamorfosi da maschio in transessuale. Un documento umano di grande attualità.

CAPITOLO NONO

Avevo udito benissimo la voce prepotente e sgradevole di Ada fare quella dichiarazione, con cui cancellava il mio potere, eppure non me ne preoccupai. Non subito. Era così estasiante la sensazione di piacere e di godimento che la lesbica aveva saputo regalarmi, che mi venni a trovare come sospesa in una dimensione in cui null’altro, che non fosse il lungo grilletto che avevo sempre piantato in culo, aveva importanza. Una certa sorpresa, invece, inchiodò gli schiavi che, di punto in bianco, si venivano a trovare privati della possibilità di godere a loro volta con la mia fica. Ma l’atteggiamento di Ada era di tale, oltraggiosa, bellicosità, e non soltanto a parole, come aveva appena dimostrato, che nessuno osò ribellarsi. Del resto, agli schiavi tocca obbedire, sempre. Diverso era, invece, il problema per quanto riguardava me. Io ero una Padrona deposta con la violenza e l’inganno. Dovevo assolutamente ristabilire al più presto il mio potere. Ogni minuto che passava, senza che Ada fosse stata abbattuta e scalzata, non faceva che rafforzare la legittimità della sua dominazione. Ma che cosa potevo fare? Quando finalmente le ondate di quel piacere estremo cominciarono a diradarsi e riuscii a riprendere a pensare, mi resi conto che non avevo nessun alleato fra gli schiavi che si trovavano lì. Persino la mamma sembrava in adorazione del lungo grilletto di Ada. Feci vagare lo sguardo fra quelle facce che parevano ipnotizzate, con gli occhi tutti fissi ad ammirare il grilletto più lungo del mondo, che continuava ad entrare e uscire dal mio buco del culo. Nessuno rispose alle mie mute ma disperate sollecitazioni di aiuto. Nessuno, tranne uno: Hugo.

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Che, tuttavia, mi lanciò uno sguardo che esprimeva un finto rincrescimento, come a voler dire: Padrona, se tu avessi scelto me, tutto questo non sarebbe successo. Al diavolo anche lui, pensai. Ancora una volta, dovevo cavarmela da sola… Probabilmente, era ormai quasi l’alba, anche se in quella camera priva di finestre era impossibile esserne certi. Una certa stanchezza fisica si andava dipingendo sui visi sempre più stravolti di tutti quegli individui nudi che parevano ora statue grottesche, mentre Ada continuava a far volteggiare la frusta per impressionare gli altri, mentre sborrava ripetutamente dalla fica oscenamente aperta. Decisi che avrei atteso il momento in cui il grilletto di Ada mi sarebbe uscito dalla fica. Prima o poi quel momento doveva pur arrivare. Allora avrei agito. Ma Ada non era persona da farsi sorprendere troppo facilmente. Sicuramente, ella stava pensando che io non avrei accettato passivamente quel blitz contro di me. Aveva perciò in animo di mettermi in condizione di non poterle più nuocere, e definitivamente. Poiché, quando era caduta oltre il letto, in precedenza, Ada aveva notato la catena con il collare che io avevo indossato durante l’asta e che Oscar mi aveva tolto, gettandola a terra, quando eravamo entrati in quella stanza, pensò di utilizzare proprio quello strumento. – Schiavi, tu e tu – Ada, con il frustino, stava indicando Hugo e Oscar – prendete quella catena con il collare che si trova per terra e portatemela! E’ un ordine! Se non mi obbedirete, vi frusterò sul cazzo e sui coglioni! Dunque si trattava di questo… Ada voleva rimettermi il collare. Chissà se poi mi avrebbe fatta camminare a quattro zampe come una cagnolina? Hugo e Oscar si mossero per andare a recuperare la catena, scambiandosi tuttavia un cenno d’intesa che a me non sfuggì.

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Chissà se anche Ada l’aveva notato? I due maschi, con i cazzi duri, tornarono accanto al letto, reggendo l’oggetto che Ada aveva richiesto. Ma, quando furono accanto a lei, Hugo finse di inciampare e, reggendo il collare aperto, con un balzo, prima che Ada potesse capire che cosa stava succedendo, riuscì ad arrivare a toccare il collo della lesbica, che per forza di cose in quel particolare frangente aveva smesso di far volteggiare la frusta, con quel metallo. E a richiudere il collare, con uno scatto secco, proprio alla base del collo di quella usurpatrice. Che si ritrovò parzialmente prigioniera e perse la testa, mettendosi ad imprecare e finendo per abbandonare persino la presa sulla frusta. A quel punto, Oscar, che reggeva l’estremità opposta della catena, lunga quasi due metri, cominciò a correre, allontanandosi dal letto e dando così uno strattone violento ad Ada, che andò a sbattere contro una delle piccole colonne di legno che reggevano il baldacchino del letto.. Ada rimase un po’ rincoglionita per il colpo. Oscar ne approfittò per salire sul letto e ridiscendere dal lato opposto, continuando a reggere la catena. In questo modo, Ada finì imprigionata da un primo giro della catena che le avvolse intorno al corpo. Dopo che Oscar ebbe rifatto quel percorso quattro volte, Ada si ritrovò completamente legata da quella catena alla colonna del letto.

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Gli occhi della lesbica mandavano bagliori di ira e di rabbia. Tuttavia, il collare, a causa della particolare posizione che aveva assunto la catena sul corpo della troia, attorcigliandosi, le impediva di parlare. Ada, ormai, non era più in grado di nuocere. Certo, ero stata ad un passo dalla catastrofe. Ma Hugo e Oscar mi avevano salvata. Avrei dovuto mostrarmi riconoscente per questo? Una vera Padrona, una Padrona che si rispetti, soprattutto se ha sia il cazzo che la fica, non può certo avere simili debolezze… Tuttavia, se volevo veramente ristabilire il mio potere, dovevo assolutamente concedere qualche cosa ai miei schiavi, che mi avevano riconfermata loro Padrona. – Che ne facciamo ora, di questa bastarda? – urlai all’improvviso. – Volete che la uccida? Volete bere il suo sangue? Preferite frustarla? Volete torturarla? Questo è il regalo ai miei fedeli schiavi, per avermi liberata! In questo modo risolvevo brillantemente parecchi problemi in un colpo solo.

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Mi dimostravo riconoscente, ma in modo che la proverbiale cattiveria e arroganza delle Padrone non ne avesse a soffrire, mi liberavo di quella rivale, davvero troppo scomoda e pericolosa, eccitavo i miei schiavi, consentendo finalmente loro di troieggiare un po’, dopo quelle ora che avevano visto tanti colpi di scena ma poche sborrate e potevo anche, finalmente, riposarmi un po’. Ne avevo bisogno. – Decidete voi – proseguii, dopo avere ripreso in mano la frusta che mi dava, comunque, un senso di sicurezza – ma sappiate che, se non volete assaggiare di nuovo la frusta, potete decidere soltanto quello che la vostra Padrona con il cazzo e con la fica ha già deciso per voi! Un’ovazione di consensi mi fece capire che ero sulla via giusta per ristabilire il mio potere. Perciò finsi di non accorgermi del fatto che qua e là qualche mano stava scappellando cazzi e qualche bocca si avvicinava alla fica di mia madre, invitante… – E cioé: il chiavatore della mia verginità, il vero vincitore di questa stupenda asta è mio padre Adolfo. Di conseguenza, Oscar sarà risarcito. Più tardi lo chiaverò in culo a lungo, proprio come piace a lui.

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Chiunque potrà assistere a questo spettacolo popolare, sganciando solo cinquemila. Quanto a Hugo, anch’egli sarà risarcito. Lo dichiaro sul campo gran ciambellano di corte per le feste che si terranno oggi. Grazie a questo titolo, egli avrà diritto a chiavarmi nella fica ogni volta che lo vorrà. Per quanto riguarda le cerimonie di oggi, sono tutte annullate. Faremo semplicemente una grande festa, con tutte le porcate possibili immaginabili. Ma la ciliegina sulla torta di questa festa sarà rappresentata dalla punizione di questa schifosa bastarda – e con il frustino indicai Ada, che mi guardava con odio – che deve assolutamente essere rieducata. La processeremo e la puniremo con severità e in un modo esemplare, per le gravissime colpe di cui si è macchiata. Il processo sarà celebrato immediatamente. Trasferiamoci perciò nella sala del trono. Che altro non era se non la grande sala in cui si era tenuta la riffa la sera precedente. Quando vi giungemmo, trascinando Ada incatenata, trovammo le tracce evidenti di un gozzovigliamento che doveva essere durato tutta la notte. Le venti, sceltissime, baldracche, colleghe di marciapiede della mamma, si erano date davvero da fare. Dappertutto porci e troie, nudi e ubriachi, dormivano o rantolavano per la stanchezza, nelle posizioni più sconce. Un vecchio si era addormentato con una mano dentro la bernarda di una sgualdrina grassa, dalle poppe enormi, che russava con i coglioni e buona parte del cazzo di un giovanotto in bocca. In un angolo, una troia aveva messo un piede intero dentro il buco del culo di una vacca più giovane, per far divertire un gruppo di quattro maiali, e poi si era assopita in quella posizione. Sul palchetto riservato alle schiave, un altro vecchio russava e non si era neppure accorto che una troia, completamente ubriaca, aveva scambiato la sua bocca spalancata per un water e gli aveva cagato in bocca…

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Mi installai alla scrivania che era stata di mia madre durante l’asta. Con la coda dell’occhio vidi che mio padre stava succhiando il buco del culo a mia madre, dopo che i miei fratelli le avevano entrambi pisciato dentro la sborra, mentre zio Gustavo la chiavava in fica. Lei, con le mani, stava sparando due seghe contemporaneamente ai due maschi che, oltre a Hugo e Ada, avevano vinto le sorprese. E intanto faceva l’occhiolino a Oscar, che sembrava invece molto interessato al cazzo di mio padre. Con molta fatica, Hugo riuscì a trascinare Ada sul palco. La lesbica opponeva resistenza e si rese necessario picchiarla violentemente sulla pancia, prenderla a calci sulle caviglie, schiaffeggiarla più volte in faccia, infilarle prepotentemente un pugno di ferro dentro la bernarda e un bastone acuminato dentro il buco del culo. Ma, alla fine, Hugo riuscì ad incatenarla alla pertica a cui, in precedenza, mi ero trovata legata io. Fu, comunque, necessario ridurre la lunghezza della catena a pochi centimetri per ottenere che la lesbica restasse diritta, in piedi, senza potersi accovacciare. Tutto era pronto per iniziare il processo. Ma, naturalmente, prima era necessario svegliare quella massa di maiali e di puttane, che dormivano stravaccati dappertutto. Decisi che il microfono sarebbe servito egregiamente allo scopo. Afferrai lo strumento, lo accesi e soffia dentro di quello con quanto fiato avevo in gola: – Bastardi! Vacche merdose! Svegliatevi, schifosi! Sta per cominciare un processo farsa che ricorderete per tutta la vita! La grande sala del castello fece rimbombare al massimo quel mio invito violento, urlato con voce tonante seppure femminile. Quasi tutti, maschi e femmine, fecero un balzo, svegliandosi con turbamento. Impiegarono un bel po’ di tempo a capire che cosa stava succedendo. Stropicciandosi gli occhi, non poche vacche si misero a pisciare, la prima pisciata del mattino, lì dove si trovavano, senza andare a cercare un gabinetto. Qualcuna, addirittura, si trovò a pisciare direttamente sul cazzo o in faccia a un maschione che si trovava sotto di lei. Una tirò una scorreggia e si mise a cagare e solo dopo che dal buco del culo le fu uscito uno stronzo poderoso, si rese conto che aveva cagato sul culo di un maschione che aveva dormito fino a quel momento sotto di lei. Un vecchio porco si mise a bestemmiare perché aveva dormito lasciando due dita nel buco del culo di una vacca e, tirandole fuori, gli era venuto d’istinto di ficcarsele in bocca. Solo a quel punto aveva scoperto che le due dita erano piene di merda. Una puttana si mise a litigare con un maschione. Sosteneva di avergli scorreggiato in bocca per tutta la notte, dal momento che lui aveva dormito con la bocca appoggiata al buco del culo della scrofa, e che ogni scorreggia valeva mille euro. A quel punto lui le doveva ormai un mucchio di grana… Sotto un tavolo, una baldracca stesa per terra a gambe larghe rideva perché un porco, con la bocca spalancata a mezzo metro sopra la sua fica, pretendeva che lei pisciasse con uno schizzo in verticale fino a mandargli la piscia in bocca. Ma, nel complesso, tutti avevano capito che stava per avvenire qualcosa di straordinario e senza perdere tempo a rivestirsi, con i cazzi ben duri, i maschi, e i capezzoli delle poppe durissimi e in rilievo, le femmine, si stavano avvicinando a me e alla postazione in cui si trovava Ada. Quando mi convinsi che avrei potuto iniziare, dissi, parlando al microfono mentre mi dilatavo le chiappe del culo, per mostrare a tutti la mia fica sverginata: – Porci e baldracche, attenzione! Da oggi io sono la vostra sola Padrona, con cazzo e fica, signora di questo castello. Tutti voi mi dovete obbedienza cieca e totale. Il processo che sta per iniziare vi mostrerà che cosa succede a chi osa ribellarsi al mio potere, come ha fatto questa troia piena di merda che vedete incatenata! (9 – continua)

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